Eterotopie Dissidenti nasce a Firenze nel settembre 2020 dalla volontà di Corso Zucconi, Asia Neri e Gianluca Braccini, come occasione di incontro e collaborazione fra artisti.

La pluralità di interventi che ha aderito inizialmente al progetto ha trovato ora la naturale evoluzione in un corpo collettivo che però rispettasse i termini di sperimentazione artistica, di incubazione e processo, di lavoro a più mani, per creare una ‘alternativa’ nel sottobosco fiorentino. 

La forma di residenza rispondeva più ampiamente a questa necessità e dopo una prima esperienza-pilota, il gruppo si è adoperato a formalizzare un desiderio e un’azione tuttora in divenire.

In una sede d’eccezione come il trecentesco Palazzo Acciaiuoli, l’Hotel Torre Guelfa, struttura alberghiera gestita dalla famiglia Zucconi, si è visto costretto a sospendere l’attività a causa dell’emergenza pandemica. Terreno fertile perché il seme di Eterotopie Dissidenti potesse attecchire: quale miglior luogo, se non un intero piano di albergo, aderisce a quell’alterità di spazio da cui promuovere un intervento così necessario?

L’eterotopia è il luogo in cui territori ibridi sono sospesi tra il reale e l’immaginario; concentrano, trasmettono, o custodiscono, una certa potenza di ‘accumulo’ fantasmatico.

Proprio qui, dove prima le sale e le stanze erano gremite di persone, si è scelto di dare forma a una nuova tipologia del ri-siedere grazie alla presenza e al lavoro di giovani artisti, perché niente di quell’energia vada dispersa.

Il momento di così forte frizione che stiamo attraversando si unisce alla lettura particolare della città di Firenze che rimane devota di una certa riverenza storica, che fatica a trovare la propulsione di un circuito culturale e artistico prossimo alla contemporaneità.

Si legge dal Manifesto: “Eterotopie Dissidenti è un luogo di accensione e di concepimento fantastico. Una fucina che non genera artefatti, ma atti artistici. Non vogliamo recidere il legame con la città che lega vita e produzione, perciò ci impegniamo affinché la nostra presenza si faccia magma inedito di tensioni espressive. Vogliamo ricreare un microcosmo urbano che si renda spazio di integrazione per realtà sommerse e frammentate”.

Su questo riscatto artistico e comunitario si basa la natura del progetto.

Un’alternativa fatta di gesti, parole, immagini, che è appena iniziata e non intende fermarsi.